Un contratto crea obblighi che le parti sono tenute a rispettare. Può accadere, però, che una delle due non esegua quanto concordato, lo faccia solo in parte oppure adempia in ritardo. In queste situazioni si può parlare di inadempimento contrattuale, con conseguenze che cambiano a seconda delle caratteristiche del rapporto e della gravità della violazione.
Chi subisce l’inadempimento può, in determinate circostanze, chiedere che la prestazione venga eseguita o ottenere la risoluzione del contratto, fatto salvo, in ogni caso, il diritto di chiedere il risarcimento dei danni subiti.
Non basta tuttavia che una controparte non abbia rispettato un accordo per avere automaticamente diritto a una determinata somma. Occorre valutare il contratto, le cause dell’inadempimento, le sue conseguenze e soprattutto l’effettivo danno che ne è derivato.
Vediamo quindi cosa succede in caso di inadempimento del contratto e quando è possibile chiedere un risarcimento.
- Cosa succede in caso di inadempimento contrattuale?
- Quando un inadempimento contrattuale può essere considerato grave?
- Cosa si intende per danno da inadempimento contrattuale?
- Quali danni sono risarcibili per inadempimento contrattuale?
- Come richiedere il risarcimento danni per inadempimento contrattuale
- Si può fare una denuncia per inadempimento contrattuale?
Cosa succede in caso di inadempimento contrattuale?
Si verifica un inadempimento quando un’obbligazione prevista dal rapporto contrattuale non viene eseguita correttamente.
L’inadempimento può assumere forme diverse. Può consistere, ad esempio, nella mancata esecuzione della prestazione, in un’esecuzione soltanto parziale, in una prestazione diversa da quella concordata oppure in un ritardo rispetto ai termini stabiliti.
L’art. 1218 del Codice civile disciplina la responsabilità del debitore che non esegue esattamente la prestazione dovuta, salvo che dimostri che l’inadempimento o il ritardo siano dovuti a un’impossibilità della prestazione derivante da una causa a lui non imputabile.
Le conseguenze dell’inadempimento contrattuale non sono però sempre le stesse. A seconda del caso concreto, la parte che ha subito la violazione può avere interesse a:
- ottenere comunque l’esecuzione della prestazione;
- chiedere il risarcimento del danno provocato dall’inadempimento o dal ritardo;
- domandare la risoluzione del contratto quando ne ricorrono i presupposti.
Per stabilire quale strada sia più appropriata è quindi necessario partire dal contenuto del contratto e dalla natura dell’obbligazione rimasta inadempiuta.

Non ogni violazione del contratto ha un’importanza tale da giustificarne lo scioglimento.
L’art. 1455 del Codice civile prevede infatti che il contratto non possa essere risolto se l’inadempimento di una delle parti ha scarsa importanza, tenuto conto dell’interesse dell’altra parte.
La gravità deve quindi essere valutata concretamente.
Un ritardo limitato, ad esempio, può avere conseguenze molto differenti a seconda della prestazione prevista. In alcuni rapporti qualche giorno può incidere poco sull’interesse della controparte; in altri, invece, rispettare una determinata data può rappresentare un elemento essenziale dell’accordo.
Non conta quindi soltanto quanto è stato violato il contratto in termini quantitativi, ma anche quanto quella violazione abbia inciso sull’interesse che la parte intendeva soddisfare attraverso l’accordo.
Questo aspetto diventa particolarmente importante quando, oltre al risarcimento, si vuole ottenere la risoluzione per inadempimento.
Cosa si intende per danno da inadempimento contrattuale?
L’inadempimento e il danno sono due concetti collegati, ma non coincidenti.
Il primo riguarda il mancato rispetto di un’obbligazione. Il secondo riguarda invece le conseguenze negative che tale comportamento ha provocato alla parte che avrebbe dovuto ricevere la prestazione.
Pensiamo, ad esempio, a un’impresa che acquista un bene necessario alla propria attività e non lo riceve entro il termine concordato. Il problema non consiste necessariamente soltanto nel ritardo: da quel ritardo potrebbero derivare ulteriori costi, la necessità di procurarsi urgentemente un bene sostitutivo oppure la perdita di determinate opportunità economiche.
Per chiedere il risarcimento del danno contrattuale è quindi necessario individuare quale pregiudizio sia stato effettivamente provocato dall’inadempimento e dimostrarne, nei limiti richiesti dalla legge, l’esistenza e l’entità.
Quali danni sono risarcibili per inadempimento contrattuale?
L’art. 1223 del Codice civile stabilisce che il risarcimento per l’inadempimento o per il ritardo deve comprendere la perdita subita dal creditore e il mancato guadagno, quando siano conseguenza immediata e diretta dell’inadempimento.
Tradizionalmente si parla quindi di:
danno emergente, cioè la perdita economica effettivamente subita;
lucro cessante, vale a dire il guadagno che, a causa dell’inadempimento, non è stato possibile conseguire.
Un esempio di danno emergente può essere rappresentato dai maggiori costi affrontati per porre rimedio alla mancata prestazione. Il lucro cessante può invece riguardare, quando sia dimostrabile, un’opportunità economica concretamente perduta a causa dell’inadempimento.
Questo significa però che il risarcimento danni per inadempimento contrattuale non viene determinato in astratto.
Occorre verificare, tra gli altri elementi:
- quale danno sia realmente avvenuto;
- se esista un collegamento tra il danno e l’inadempimento;
- se e in quale misura il pregiudizio possa essere provato;
- quali limiti al risarcimento siano applicabili nel caso concreto.
Per questo motivo il calcolo del risarcimento richiede spesso una valutazione più articolata della semplice quantificazione economica della prestazione rimasta ineseguita.

Come richiedere il risarcimento danni per inadempimento contrattuale
Quando una controparte non rispetta gli accordi, è importante evitare di partire immediatamente dalla richiesta di una somma determinata senza aver prima ricostruito il rapporto contrattuale.
Il primo passaggio consiste normalmente nell’analizzare la documentazione disponibile.
Possono essere rilevanti, ad esempio, il contratto sottoscritto, eventuali preventivi e ordini, fatture, comunicazioni tra le parti, e-mail, PEC, documenti relativi ai pagamenti e qualsiasi elemento utile a dimostrare come avrebbe dovuto essere eseguita la prestazione.
Occorre poi individuare con precisione in cosa consiste l’inadempimento e quali danni abbia concretamente provocato.
A seconda del rapporto e dell’obiettivo perseguito può essere opportuno inviare alla controparte una contestazione formale o una diffida, chiedendo l’adempimento entro un determinato termine oppure formulando una richiesta di risarcimento.
Se non è possibile raggiungere una soluzione, la tutela dei propri diritti può proseguire nelle forme previste dall’ordinamento, valutando anche l’eventuale ricorso all’autorità giudiziaria.
La procedura più appropriata cambia però in funzione del tipo di contratto, delle clausole presenti, dell’inadempimento e delle somme coinvolte: per questo è opportuno esaminare il singolo caso prima di intraprendere iniziative.
Si può fare una denuncia per inadempimento contrattuale?
La ricerca di una denuncia per inadempimento contrattuale è piuttosto frequente, ma è importante distinguere il piano civile da quello penale.
Il semplice fatto che una persona o un’impresa non abbia rispettato un contratto non costituisce automaticamente un reato.
Normalmente l’inadempimento dà origine a una controversia di natura civile, nella quale la parte interessata può chiedere l’adempimento, la risoluzione del contratto o il risarcimento del danno, quando ne ricorrono i presupposti.
Una denuncia o una querela in ambito penale possono avere senso soltanto se, oltre all’inadempimento, emergono fatti che possono integrare una specifica fattispecie di reato. Le due situazioni non devono quindi essere confuse.
Anche per questo è importante valutare preliminarmente i fatti e la documentazione disponibile, evitando di qualificare automaticamente come illecito penale quella che potrebbe essere una controversia esclusivamente contrattuale.
Come tutelarsi in caso di inadempimento di un contratto
Quando un accordo non viene rispettato, la prima esigenza è comprendere esattamente quali diritti derivino dal contratto e quale sia la tutela più efficace.
La valutazione deve tenere conto delle clausole contrattuali, della natura e della gravità dell’inadempimento, delle comunicazioni intercorse tra le parti e soprattutto della possibilità di dimostrare il danno subito.
Lo Studio Legale Lessi può assistere privati e imprese nella valutazione dell’inadempimento contrattuale e delle possibili azioni da intraprendere, dall’analisi preventiva del contratto e della documentazione fino alla richiesta di adempimento, risoluzione e risarcimento dei danni, individuando la strategia più adatta alle caratteristiche del caso concreto.



